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DONNARUMMA, SPORTIELLO E GLI ALTRI: LE NUOVE LEVE

Il commentoPubblicato Giovedì 10/03/2016

LE NUOVE LEVE

Sono passate un bel po’ di giornate dall’esordio di Donnarumma e può essere il momento giusto per fare qualche riflessione sui giovani portieri italiani.
Oltre a Donnarumma,  possiamo includere nell’analisi i giovani portieri che hanno giocato con una certa continuità nella massima serie negli ultimi anni: Sportiello, Leali, Bardi, Sepe, Scuffet, Gollini.
Di questi, Scuffet è al Como, Bardi è rientrato in Italia tra le file del Frosinone dietro a Leali dopo l’esperienza in Spagna, tutt’altro che gratificante, e Sepe non gioca a Firenze. Rimangono Gollini, il cui utilizzo in una squadra ultima in classifica può essere dettato anche dal desiderio di valorizzarlo, Leali che sta lottando per non retrocedere, e Sportiello, che ha la fortuna di giocare in una squadra di metà classifica per cui – come abbiamo ripetuto più volte – in una condizione mentale più tranquilla.
Ora, ci si consenta una valutazione generale, fermo restando che si tratta di portieri professionisti, e tutti di valore considerato che giocano nella massima serie.
Su Gollini aspettiamo di vedere il comportamento da qui alla fine: è evidente che giocando con continuità molte sbavature si potrebbero un pochino smussare.
Leali lo riteniamo un buon portiere: è due anni che gioca in squadre direttamente coinvolte nella retrocessione, tutto sommato non ha fatto molti errori ma non ha neanche sfornato prestazioni eccelse. Il dubbio è questo : in squadre che concedono molto agli avversari, pur finendo sconfitti, il portiere dovrebbe essere quasi sempre il migliore in campo (vedi Sorrentino col Palermo, ma il passato è pieno di questi esempi). Leali fa il suo, non fa grossi errori, però non ricordiamo neanche partite o parate superlative.
Sportiello in questi anni si è dimostrato un portiere affidabile, che sbaglia poco e che “stampa” qualche buona parata, in una squadra che lo aiuta non concedendo tantissime occasioni agli avversari.
In conclusione, ognuno può fare le sue considerazioni su questi portieri ma, pur essendo buoni portieri, nessuno ci sembra essere “al di sopra della media” dimostrando qualità atletiche, esplosive e tecniche fuori dal normale.
Lo stesso Perin quest’anno, con il Genoa in difficoltà, sembra comunque soffrire e aver perso quella sicurezza che dava l’impressione di aver acquisito l’anno scorso (l’operazione alla spalla di inizio stagione può aver influito sulla sua condizione generale, ma tant’è).
Al di là della giovanissima età, il portiere che sembra veramente avere qualcosa in più è Donnarumma. Qui non ci soffermiamo sulla personalità di un ragazzo che a 17 anni gioca il derby in un San Siro gremito, vogliamo analizzarlo dal punto di vista tecnico. Se dunque siamo d’accordo sul fatto che è l’unico portiere italiano che oggi sembra poter avere potenzialità veramente elevate, procediamo con una prima fondamentale considerazione:

Donnarumma appare come l’esatto contrario dell’impostazione che in genere nelle giovanili si vuole dare ai portieri.  
Anche i vari corsi della Figc per il patentino dei portieri insegnano gestualità diverse sia teoriche che pratiche.


Non ci soffermiamo per ora il fatto che Donnarumma tenda a stare in posizione di attesa a gambe molto larghe per poi avvicinare la gamba di spinta verso il centro (potrebbe essere oggetto di discussioni e riflessioni future) ma vediamo quali possono essere considerati i punti centrali del suo modo di parare e della sua impostazione di tuffo.
Intanto, come quasi tutti i portieri giovani, dimostra di avere grande esplosività e agilità. Lo si può vedere anche dalle uscite basse nelle quali sfrutta tutta la forza delle gamba di spinta: egli infatti non striscia a terra in uscita ma carica il tuffo con una spinta per guadagnare più spazio possibile in stacco (tuffo a 20/30 centimetri di altezza da terra). Ciò gli consente di guadagnare  più di tre metri dal punto di appoggio e caricamento del piede di spinta all’impatto con la palla.
La sua grande esplosività la si vede altresì  nei voli dove, pur con la tecnica di appoggi in postura di attesa che abbiamo descritto sopra, guadagna tantissimo alzando all’occorrenza  molto il baricentro da terra.
Donnarumma tende (non vuole dire non lo faccia mai!) dunque a non correre dietro la palla ma a sfruttare al massimo la spinta e il volo.
Per effetto della spinta e dell’innalzamento del baricentro - e quindi di un maggiore stacco totale da terra - la ricaduta avviene ammortizzando l’impatto in ricaduta con il terreno con il braccio omologo e a seguire arriva tutto il corpo. Naturalmente le gambe vanno avanti al corpo, cioè lo seguono dopo il massimo allungo,  come è normale quando il portiere spinge molto.

Al contrario, le linee guida che si vogliono insegnare ai corsi FIGC e che vengono seguite nella maggior parte dei settori giovanili dicono:

- tuffo in attacco alla palla, non bisogna “subire” la palla, ma “cercarla in avanti”.

- la minor distanza tra stacco e pallone è una linea retta, onde per cui il tuffo va fatto a 45 gradi usando gli appoggi (passo spinta, passo incrociato e spinta, passo accostato e spinta) per avvicinarsi al punto di spinta.

-non bisogna girare le spalle al campo dopo il tuffo, e l’esecuzione deve essere lineare con caduta scivolando sulla spalla. Le gambe non devono dunque andare davanti al corpo.

-in genere non piacciono i portieri che volano perché si sostiene che volare non serve, e che così facendo si para all’indietro e non si “attacca la palla”.

Ebbene, il giovane portiere italiano che sembra avere le maggiori possibilità di diventare un top-player utilizza una tecnica esattamente opposta a quella che generalmente si insegna nelle giovanili, e addirittura alla Figc.

Da ultimo, sgombriamo il campo da facili giustificazioni, dicendo che la tecnica di Donnarumma non può essere solamente imputata a caratteristiche personali naturali perché lo stesso tipo di gesto lo effettua sia a destra che a sinistra, e si vede che è un gesto “costruito”. Inoltre se osservate il riscaldamento dei portieri del Milan, potrete osservare che è la stessa filosofia dal punto di vista dei tuffi che utilizza ad esempio Diego Lopez.

Quindi allora perché esiste questa discrepanza di valutazione tra gli addetti ai lavori?
Come mai un portiere viene giudicato come uno dei probabili “futuri campioni” se tecnicamente è l’opposto di quello che teoricamente si vuole insegnare?
Perché spesso  molti gesti  vengono classificati come “grandi parate” da chi dovrebbe far crescere i nostri giovani ed aumentare la preparazione dei nostri preparatori se poi tali parate vengono effettuate in modo opposto al modello che viene cercato di diffondere maggiormente dagli stessi preparatori?
Perché, se le linee guida sono smentite “dal campo” ci si ostina ancora a mantenere una posizione didattica evidentemente da rivedere?
Perché si continua a dire che la “scuola italiana per portieri” è ancora la migliore come lo era una volta quando si è cancellato ed eliminato tutto ciò - o quasi - che l’aveva fatta diventare all’avanguardia?

Insomma, lo spunto sulla gestualità tecnica di Donnarumma ci fa pensare un po’ male.
 Ma forse ci si indovina.

Non è che sia una mera questione di paura di perdita di credibilità?
Chi dei grandi attuali guru della tecnica del portiere avrebbe il coraggio di ammettere che molte di quelle che negli ultimi dieci o quindici anni sono state spacciate per grandi innovazioni tecniche sono in realtà concezioni "da rivalutare"?

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