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Il METODO VOTIPORTIERISERIEA

11/03/2018

IL METODO

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La tecnica

17/06/2018

PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA…

PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA… Come voi che ci seguite sapete bene, la nostra visione è piuttosto diversa da quella che oggi viene definita...
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Varie

28/11/2018

ANCORA CON LA SCUOLA ITALIANA DEI PORTIERI?

ANCORA CON LA SCUOLA ITALIANA DEI PORTIERI? MA NON FATECI RIDERE… Avvertenze: la lettura di questo articolo prevede il tempo di almeno mezz’ora, se lo si legge superficialmente sen...
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Il commento

14/06/2018

VOTIPORTIERISERIEA CHIUDE (ABBIAMO FALLITO)

VOTIPORTIERISERIEA CHIUDE (O QUASI): ABBIAMO FALLITO! Ebbene sì, signori. Abbiamo fallito nel nostro intento. Otto anni fa c’era qualcosa che non ci tornava nell’impostaz...
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L'intervista

28/01/2014

FABRIZIO LORIERI

INTERVISTA  A FABRIZIO LORIERI, PREPARATORE DEI PORTIERI DEL SASSUOLO.  E’ con noi il preparatore dei portieri del Sassuolo, Fabrizio Forieri, che molti ricorderanno, tra le alt...
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Le vostre domande

21/01/2012

LE VOSTRE DOMANDE (18 risposte)

nr.18 risposte             Gli utenti che ci invieranno domande di interesse generale troveranno risposta in questa rubrica. 18) Ant...
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I nuovi metodi di allenamento

Il commentoPubblicato Domenica 22/02/2015

Il leva gamba (uso ed abuso) e i nuovi metodi di allenamento

Come promesso, facciamo un po’ di riflessioni sui nuovi metodi di allenamento, toccando molti argomenti fra i quali l’uso e abuso del leva gamba.

I nuovi metodi di allenamento

Le nuove concezioni di allenamento seguono alcune direttive a livello teorico assolutamente logiche, sulle quali però è opportuno interrogarsi. Ecco le due principali:

1)      gli studi sulle partite hanno dimostrato che alcuni gesti vengono effettuati molte più volte di altri.

2)      Durante la partita al portiere è richiesta la massima prestazione in due tre secondi, e poi ha lunghi momenti di “riposo”

Basta navigare un po’ in Internet e si può vedere come il gesto che i portieri usano di più è la “frequenza passi”, gli appoggi, e la spinta.  Poi ci sono le situazioni in cui il portiere deve intervenire su tiri ravvicinati e forti, sui quali il leva gamba è la soluzione migliore. Inoltre si è scoperto (ci volevano degli studi?) che il portiere effettua pochi secondi in cui tutti i suoi sensi e muscoli sono sollecitati al massimo, con picchi di forza massimale e alcuni tipi di forza rapida (forza esplosivo/elastica e forza esplosivo/elastica/riflessa)  e quasi mai forza resistente. Tutto questo è condito dalla gran parte del tempo della partita in cui il portiere a livello muscolare è sollecitato veramente poco (quando cioè l’azione è lontana).

La conclusioni sono state:

1)      alleniamo maggiormente i gesti che i portieri utilizzano di più.

2)      Gli esercizi non devono essere affaticanti perché il portiere in partita è sollecitato solo per pochi secondi.

Tutto ciò però secondo il nostro modo di vedere ha portato a degli equivoci che – come sempre – proviamo a spiegare.

Levagamba

 Il leva gamba è uno degli interventi in tuffo più frequenti, in quanto la reattività è una capacità che deve essere sviluppata a livelli alti e i tempi di reazione si sono ridotti ulteriormente oggi rispetto a qualche anno fa, per la velocità delle giocate e del pallone.
E allora, secondo le nuove tendenze, in allenamento bisogna dare grande spazio ad esercizi con il leva gamba. Il problema però è che l’abuso del leva gamba in allenamento fa si che però il portiere, quando in partita avrebbe il tempo necessario per “puntare e spingere”, sia talmente abituato a “togliere la gamba” che effettui tale movimento anche in situazioni non opportune.  Il problema è che il leva gamba non fa guadagnare in allungo…

Tuffo con la gamba opposta

Allo stesso modo, se alleno il movimento di tuffo con la gamba sbagliata per il solo motivo che potrebbe capitare, è più facile che mi ricapiti di utilizzarla anche quando non serve. Al contrario, devo creare situazioni in cui mi abitui a coordinarmi per avere sempre la massima spinta. Ai portieri fino a dieci anni fa non capitava praticamente mai di sbagliare gamba: siamo sicuri che sia solo perché la palla va più veloce?

Attacco alla palla

Il medesimo concetto lo avevamo già menzionato nella critica all’allenamento interamente basato sul tuffo in attacco alla palla: se alleno esasperando questo tipo di movimento in tuffo in avanti, quando poi in partita il portiere deve reagire in ritardo con uno stacco e un volo, non è  più abituato e non è più in grado di staccare le gambe da terra. Infatti con il tuffo in avanti, le gambe rimangono radenti il terreno e non può essere altrimenti, salvo impuntarsi a terra in caduta.

Uscite alte

Seguendo questa logica, dovremmo anche rivedere le uscite alte. Il numero delle uscite alte in una partita, rispetto ad alcuni anni fa, è decisamente diminuito. (ve ne siete accorti?) Ciò è dovuto alla maggior tecnica dei giocatori che rispetto una volta calciano più teso e tagliato, ai palloni che prendono maggior velocità ecc.  Secondo la logica dei nuovi metodi di allenamento dovremmo dunque allenare le uscite alte molto meno di quello che facevamo dieci anni fa…?

Nuove teorie negli allenamenti

Alcune delle conseguenze della teoria dei nuovi metodi di allenamento sono i seguenti:

1)      E’ bene allenare molto il situazionale, ricreando le situazioni che avvengono in partita

2)      Non serve più fare quegli esercizi nei quali il portiere finisce “con la lingua di fuori”: bastano non più di due tre tuffi (o gesti) consecutivi, perché le statistiche dicono che il portiere è sollecitato solo per pochi secondi.

Il nostro pensiero è il seguente:

Soprattutto nei giovani è importante svolgere non solo il situazionale, ma tutti quegli esercizi in tuffo in  serie, fuori dalla porta e consecutivi, nei quali il portiere deve ripetere lo stesso gesto parecchie volte.
Il motivo sta nel fatto che più il portiere ne fa più viene meno la lucidità, ed è probabile che il portiere tenda a scoordinarsi. L’allenamento non sta nella fatica, sta nel fatto che il portiere che si è scoordinato ma deve intervenire sulla palla successiva deve fare in modo di mantenere la coordinazione e la lucidità mentale per poter eseguire il tuffo nel modo più efficace e corretto mettendo in atto quegli accorgimenti per riuscire nel proprio scopo.

Un altro vantaggio – oltre alla capacità coordinativa – degli esercizi in serie, è che la ripetizione in serie può portare il portiere a ridurre quei freni inibitori che ad esempio lo portano a non voler staccare le gambe durante il tuffo per timore di farsi male. E’ probabile che lo sforzo della ricerca della palla lo faccia tendere ad arrivarci senza più pensare al controllo conscio del proprio corpo. Dal momento che si libera della “paura” o di alcuni freni inibitori che lo limitano e si accorge che, ad esempio, cadendo in un certo modo seppur staccando da terra non si fa male, il ragazzo prende coscienza del proprio movimento e riesce a riproporlo volontariamente anche in seguito senza più timore.

Perché oggi le grandi parate in volo in allungo in Italia non si vedono quasi più ? (però all’estero si vedono, eccome n.d.a)

Da ultimo ecco un'altra contraddizione logica. Oggi si allena sulle palle vicine o comode, ma difficilmente sulle palle “estreme”. Basta osservare le migliaia di esercitazioni in tuffo postate in Internet
Un esempio è la logica concettuale per arrivare su una palla lontana. In molti testi e video la logica è la seguente:
 1) accorcio lo spazio con la frequenza passi.
2) un passo e stacco, volando.

Molti si limitano ad insegnare solo di accorciare lo spazio correndo o con dei passettini, poiché sono convinti che se io “rubo” spazio in avvicinamento alla sfera poi il tuffo sarà il più semplice possibile senza dispendio di forze inutili.
Il problema principale di questo ragionamento è che se il portiere è abituato sempre a fare dei passettini o a correre in passo incrociato per coprire dello spazio in avvicinamento alla sfera su un tiro in porta, quando poi il pallone sarà calciato ad una velocità maggiore di quella abitudinaria il portiere non avrà poi più tempo per fare i passi, ma egli sarà talmente abituato a questo gesto che, nonostante la situazione sia sfavorevole, lui li effettui comunque con effetti deleteri sull’efficacia dell’esecuzione.
In questo ragionamento ci vengono in aiuto anche le parole dette dall’ex portiere Alberto Jimmy Fontana in una nostra intervista che qui riportiamo:” Se io mi alleno sempre su palloni dove sono in grado di raggiungerli con dei passi, vorrà dire che la palla non sarà velocissima. Ma quando il pallone andrà più veloce io non ci arriverò mai poiché abituato a fare troppi passi. Quello che sostengo è che i portieri si devono allenare sempre sulla “parata difficile, in allungo”: se io mi alleno sempre ad un livello più alto, quando incontrerò situazioni medie riuscirò a gestirmi di conseguenza. Non è vero però il contrario! Se io mi alleno sempre su palloni sui quali non ho bisogno di spingere, poi in partita quando devo partire da centro porta e spingere per raggiungere l’angolino con la palla che va ai 100 all’ora, non sarò in grado, e questo mi porterà notevoli svantaggi”.
Per chi volesse leggersi l’intervista completa, basta cliccare qui: http://www.votiportieriseriea.it/editoriale/l-intervista/alberto-fontana-2

Questo fatto l’abbiamo sottolineato più volte anche nei nostri commenti.
Infine ricordiamo che le parate considerate “grandi parate”, quelle che valgono, sono effettuante in situazioni “estreme” , in condizioni di massimo allungo”…

Conclusioni

Abbiamo fatto un po’ di riflessioni sparse qua e là per evidenziare come è vero che oggi possiamo utilizzare tutti gli strumenti statistici, le nuove tecniche di allenamento e tutto quello che ci può aiutare nel migliorare le prestazioni dei nostri portieri. Però bisogna avere la capacità di ragionarci e utilizzarle per quello che realmente possono darci, senza sposare ciecamente cause contro ogni evidenza, così come si è fatto con le teorie di Filippi sull’attacco alla palla (che però oggi Buffon, allenato dallo stesso Filippi, non segue né ha mai realmente seguito…) o con quelli che sostengono che il portiere dopo il tuffo debba rimanere dritto e strisciare a terra  lateralmente( voi che ci seguite, ora sapete con quale reale frequenza questo accade in serie A. E allora perché intestardirsi ad insegnare un gesto che allo stato pratico – tuffo in allungo -non viene effettuato?)

 Noi crediamo che il portiere debba essere allenato non inventandosi nulla di “nuovo” né stravolgendo nulla (spinta con la gamba opposta, ricerca spasmodica dell’intervento sempre e comunque a due mani a discapito dell’allungo, alcuni inoltre allenano addirittura la parata con i piedi!! – sulla quale si potrebbe aprire un altro dibattito) , ma debba essere reso cosciente dei movimenti del proprio corpo e coordinato nelle esecuzione dei gesti. Se poi si troverà in situazioni particolarmente affannose o sconvenienti, l’abilità di controllare i propri movimenti e la piena coscienza di quello che sta facendo gli consentirà all’occorrenza di ricercare una risposta adeguata alla situazione anomala.

…a voi eventuali altre considerazioni a riguardo.

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