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IMPOSTAZIONE GIOVANILE O DA PRIMA SQUADRA?

Il commentoPubblicato Martedì 26/05/2015

IMPOSTAZIONE “GIOVANILE”  O  DA “PRIMA SQUADRA”?  VI SONO DIFFERENZE?

Siamo agli sgoccioli della stagione e di cose ne abbiamo fatte. Abbiamo visto altri nuovi giovani portieri all’opera, ci siamo in passato confrontati con alcuni preparatori dei portieri di serie A, chiacchieriamo quasi quotidianamente con altri preparatori delle giovanili e osserviamo con attenzione quello che viene proposto sui vari siti specializzati…

E ci siamo fatti un’idea.

E’ un’idea assolutamente opinabile e contestabile, però il riscontro ci pare curioso.

La nostra impressione è che in Italia assistiamo nei settori giovanili  ad un tipo prevalente  di impostazione dei portieri, che poi gradualmente viene  modificata quando i portieri arrivano in prima squadra e maturano.

Il tipo di impostazione tipica dei settori giovanili, sia - si badi bene - di squadre professioniste che di dilettanti - è grosso modo la seguente:

-attacco palla

-mai dare le spalle al campo (conseguenza dell’attacco palla)

-frequenza passi (molte volte sviluppata in modo aspecifico)

-ricerca del pallone in volo con il corpo a 45 gradi (conseguenza della frequenza passi)

-evitare di “fare l’arco” durante il volo

I portieri giovani che si affacciano alla ribalta della serie A sono impostati più o meno in questo modo.
Esempi evidenti sono Bardi, Sportiello, Scuffet, Gollini, il Perin di qualche anno fa.

Se li osserviamo attentamente, vediamo che il modo di parare di questi portieri è però ben diverso dai vari Reina, Handanovic, Karnezis, Mirante ma anche Consigli, Storari, Gillet, Padelli  ecc..

I portieri più giovani sembrano dunque adottare moltissimo il passo incrociato e sui tuffi tendono a rimanere più rigidi nell’esecuzione del tuffo, macchinosi in alcuni movimenti essenziali, mantenendo una posizione fronte campo in qualsiasi situazione (anche se in realtà quando vi è un tuffo in estremo allungo il dato evidente è che non ci riescono, per ovvi motivi naturali di spinta) .   

Avendo dunque riscontrato queste caratteristiche nei portieri che vengono alla ribalta in serie A dalle giovanili, ciò in prima battuta farebbe pensare ad un tipo di impostazione condivisa con i preparatori della prima squadra ma poi, quando andiamo a parlare con allenatori o portieri professionisti delle squadre maggiori, vediamo che essi forse non si rendono pienamente conto del tipo di lavoro che si fa nei settori giovanili.

Infatti, ad esempio,  nella nostra chiacchierata con Toldo (attuale preparatore dei portieri della Nazionale italiana Under 21) quando commentavamo il pensiero “moderno” che sosteneva che il portiere non deve più volare, egli ci rispose che per lui la sequenza del volo era spingendo sulle gambe e con ricaduta sulle braccia, e a seguire il busto e gli arti inferiori (non a caso il tipo di gesto che adottava lui); quando poi abbiamo parlato con Lorieri (preparatore attuale dei portieri del Sassuolo) egli ha commentato che l’impostazione in attacco alla palla era molto più esasperata quando lui era giovane rispetto i tempi attuali (segno che ritiene che oggi non si alleni più in attacco palla) ; per non parlare di Zinetti  (Preparatore portieri Torino F.C.) che, prima di Padelli, ha allenato Gillet che è stato forse l’essenza del portiere elastico e “volante” per eccellenza. 

L’impressione è quindi che essi non abbiano la piena percezione di come si lavori nei settori giovanili e – probabilmente facendosi forza di un bagaglio di esperienza personale consolidata – non seguino pedissequamente  i pensieri, le mode e l’evoluzione (positiva o negativa che sia) dell’impostazione del giovane portiere, ma lavorino con i propri metodi sui portieri che si trovano ad allenare.

In altre parole parrebbe che i preparatori dei portieri di serie A, che sono cosa diversa dai preparatori delle giovanili, non continuino il percorso di impostazione iniziato nel settore giovanile.

Un esempio ancora più evidente – ne abbiamo già accennato – può essere quello di Filippi, il preparatore che con il suo video sull’attacco alla palla ha influenzato grandemente  il pensiero  degli operatori del settore. Quel  tipo di impostazione del tuffo in avanti, che dovrebbe essere appreso attraverso tutti gli esercizi mostrati nel video,  dovrebbe rappresentare il ”fondamento tecnico” del portiere completo e finito, ma quando andiamo ad osservare quello che è realmente successo notiamo che, forse a parte Lupatelli, gli altri portieri che ha allenato negli ultimi anni – Storari, Buffon ma ancheLeali, che proviene dalla Juventus - non hanno mai adottato di fatto la tecnica di tuffo in attacco palla descritta dallo stesso Filippi.

Constatato questo, facciamo una ulteriore riflessione sul fatto che generalmente si  sostiene che l’impostazione del portiere è quella che egli riceve fino a 18/20 anni e dopodiché diventa difficile modificarla. Vediamo però che in realtà non è proprio  così. 

E anche qui partiamo dall’osservazione sul campo. Prendiamo Perin, un portiere che noi abbiamo criticato nelle sue prime apparizioni in serie A: andatevi a vedere i nostri commenti ,a soprattutto le immagini delle partite con il Pescara. Noterete che l’impostazione in molti tuffi era quella descritta per le giovanili, con in più l’aggravante di una minor coordinazione che lo portava spesso a finire a terra in maniera scomposta e a volte pancia all’aria.
Invece guardatelo adesso: difficilmente si scoordina, è molto più ordinato nei movimenti e l’impostazione del volo e comunque del tuffo in generale è molto diversa da quella di tre anni fa. Noi crediamo sia frutto di un certo tipo di lavoro tecnico svolto a Genova.

Un altro esempio è Padelli: egli veniva addirittura da un anno in Inghilterra, e quando è arrivato a Bari e poi a Torino non era  sempre pulito nei movimenti, che erano eseguiti in modo un po’ scomposto e non del tutto coordinati. Ora al contrario è molto più fluido nei movimenti e effettua il volo – pur con le leggere differenze dovute alla diversa fisicità – alla stessa maniera di Gillet, con ricaduta sulle braccia e a seguire le gambe. Abbiamo notato anche qui un cambiamento radicale nella impostazione di parata del portiere stesso.

Allo stesso modo Mirante, da quando ha raggiunto Parma (con Luca Bucci preparatore), ha notevolmente modificato - in meglio, aggiungiamo noi - l’impostazione tecnica di parata, così come Consigli, ora portiere totalmente differente rispetto i primi due anni a Bergamo, quando aveva esordito in prima squadra uscendo dalle giovanili.

Un altro esempio dell’influenza del preparatore dei portieri può essere quello di Agliardi che a Bologna era solito “pestare” sul posto sui due piedi in fase di attesa pre-tuffo mentre adesso a Cesena è un gesto che non gli vediamo più compiere.

Tutti questi cambiamenti evidenti  non possono essere stati condizionati solo da uno sviluppo atletico o mentale del portiere ma riteniamo evidente che sia stata presente la mano evidente dei preparatori .
Ciò significa che il preparatore dei portieri ha notevole influenza nell’impostazione dei portieri anche quando questi sono adulti, e questo è positivo, ma il punto focale è un altro: l’evoluzione tecnica dei portieri nelle prime squadre sembra contraddire in alcuni ambiti tutto il lavoro svolto  nelle giovanili
Quindi, perché succede questo? E’ possibile attuare sul campo molte delle impostazioni (aggiungiamo noi “più teoriche che effettivamente valide ed applicabili”) che generalmente vengono proposte maggiormente nelle giovanili?
Se la risposta è positiva perché non viene perseguita anche in prima squadra?
Se, al contrario, è nella maggior parte delle situazioni negativa perché si imposta un portiere fin da giovane in un modo per poi cercare di cambiarlo nel momento dell’approdo in prima squadra?
Notate vi siano incongruenze?

Quindi l’invito - o la provocazione - è quello non solo di prendere ad esempio le uscite di Neuer con i piedi (la domanda è: se lo facesse in Italia e ne sbagliasse un paio, che succederebbe?), ma di osservare i propri giovani portieri tuffarsi e paragonare la loro tecnica di tuffo  a quella dei vari Handanovic, Karnezis, Mirante, Consigli, Storari, od anche portieri che giocano in campionati esteri come Casillas, Reina, Courtois, Sirigu e chi più ne ha più ne metta, domandandosi quali sono le differenze e, se ci sono, perché… 

 

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