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17/06/2018

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14/06/2018

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21/01/2012

LE VOSTRE DOMANDE (18 risposte)

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LUOGHI COMUNI E FALSI MITI: LA POSTURA DI ATTESA

Il commentoPubblicato Domenica 10/12/2017

LUOGHI COMUNI E FALSI MITI: LA POSTURA DI ATTESA

Con il presente articolo vorremmo cominciare una sorta di “campagna” contro alcuni, tra i tanti,   luoghi comuni che incidono negativamente nelle metodologie di allenamento, forti di anni di analisi approfondite su quello che succede realmente sui campi di calcio.
Crediamo infatti di potere vantare una conoscenza abbastanza precisa sulle gestualità dei portieri della massima serie dati i parecchi anni che seguiamo gli estremi difensori del nostro campionato. Può essere che qualcuno abbia esaminato magari un solo portiere e ne abbia analizzato le parate, ma una visione a 360 gradi su tutti i portieri in un arco di tempo così lungo è un privilegio esclusivo che ci vantiamo di possedere, almeno da avere una certa fondatezza riguardo quello che andiamo di seguito ad esaminare

Iniziamo dunque una breve carrellata di falsi miti nell’impostazione del portiere, partendo dalla postura di attesa.

La postura di attesa:

Quasi universalmente la postura di attesa è descritta nello stesso modo:  appoggi larghezza spalle, peso sugli avampiedi, gambe flesse e – soprattutto – con i gomiti leggermente piegati, le braccia direzionate in avanti,così come le mani, pronte ad intervenire.

Anzi, forse potremmo addirittura dire che tra le varie interpretazioni della tecnica del portiere, questo è uno dei capisaldi sul quale sono quasi tutti d’accordo. Durante gli allenamenti si forzano dunque i ragazzini ad una postura di questo tipo, con le braccia forzatamente in avanti, giustificandola che in tale modo si arriva prima sul pallone.

Ma sui campi di calcio cosa avviene in realtà?

La prima cosa su cui bisogna fare attenzione è quella delle gambe piegate. La postura a gambe piegate è una postura che mette in tensione i muscoli. Rimanere troppo in questa posizione comporta dunque un dispendio di energie che potrebbe portare a un affaticamento per cui è assolutamente condivisibile il fatto che il portiere debba piegare leggermente le gambe ma senza che il quadricipite e il vasto mediale venga sovraccaricato. Il portiere non deve cioè fare fatica, mantenendo una postura rigida e “bloccata”.
Sembrerebbe un discorso superfluo, ma se osserviamo la posture dei giovani portieri vediamo che appena la palla passa la metà campo (quando la propria squadra sta difendendo) molti di loro si posizionano in questo modo sprecando energie preziose.

Ma il vero approfondimento lo facciamo sulla posizione delle braccia che, secondo la tradizione, dovrebbero essere avanzate e con le mani aperte per essere sempre pronte ad intervenire sul pallone.

Ora, escludendo le situazioni con palloni ravvicinati o in situazioni di duello, dove l’estremo difensore tende ad assumere generalmente una postura più raccolta, aumentando l’ampiezza degli appoggi e piegandosi maggiormente sulle ginocchia, ruotando i palmi verso colui che calcia e portando le braccia più tese lungo i fianchi,  proviamo a concentrarci sulle posture dei portieri di serie A durante le azioni di gioco da distanze medie.

Secondo la teoria il portiere dovrebbe muoversi mantenendo come postura quella precedentemente  descritta sopra, con le ginocchia flesse e le braccia in avanti.

Ma in realtà cosa succede?

I portieri correggono la posizione con piccoli balzi o riposizionamenti ma le braccia non sono mai nella posizione in cui li costringiamo bensì leggermente piegate, leggermente aperte rispetto il busto e tendenzialmente lungo i fianchi. Le posture variano non di molto da portiere a portiere ma di sicuro le braccia non sono quasi mai nella posizione avanzata.

Ecco alcune immagini.











Potete vedere Handanovic, Donnarumma, Reina e qualsiasi altro portiere già da questa domenica e per una volta soffermarvi non al gesto tecnico ma prima del gesto stesso.

Nel momento in cui l’avversario sta calciando, le braccia non sono mai nella posizione in cui li forziamo: nella maggioranza delle situazioni i portieri fanno un pre-balzello per caricare la spinta e in quel momento, ad esempio, Donnarumma tende a portare le braccia abbastanza vistosamente indietro, Handanovic tende ad allargarle e ad esempio Rafael le allarga piegando i gomiti e portandoli all’indietro.

Dunque la postura in cui costringiamo i portieri durante gli allenamenti  non la ritroviamo mai se non nei rigori o sulle punizioni, quindi in definitiva in situazioni statiche.

E’ bene poi concentrarsi su un’altra condizione naturale sulla quale molti preparatori non transigono: nel momento in cui il portiere prende il tempo sulla calciata avversaria, oltre ad effettuare un balzello sul posto di “timing”, effettua anche una oscillazione degli arti superiori allargandoli leggermente “verso fuori” e verso dietro per poi portarli in direzione della sfera.

Quante volte si è sentito dire al giovane portiere la frase “non sbracciare!” o “non remare, subito avanti le mani sennò perdi tempo!!”
Bene, anche in questo caso vogliamo distaccarci dallo stereotipo in tale senso: il movimento di oscillazione delle braccia, così come il balzello sulla calciata è un movimento intero di “timing” che non può essere eliminato! E poi, siamo così sicuri che sia uno svantaggio?
Partendo dal presupposto che quando il portiere non ha tempo (ad esempio su conclusioni ravvicinate, o quando non vede partire il pallone) entrambi i movimenti di oscillazione e balzello sono automaticamente e naturalmente ridotti o addirittura non effettuati dal portiere stesso, in tutti gli altri casi di caricamento tutti i portieri in modo automatico e naturale effettuano un balzello ed un oscillazione fisiologica che è necessaria al portiere stesso per “organizzare” l’intervento in ricerca palla.

La domanda è la seguente: considerando che le braccia vengono allargate al momento del caricamento per avere più spinta (provate a saltare verso l’alto utilizzando anche una leggere oscillazione delle braccia per caricare lo stacco e poi provate a non farlo, notate differenze? - ce ne sono eccome! -), ha senso forzare esageratamente i giovani portieri a stare con le braccia avanti quando poi vediamo che prima del tuffo le allargano o le oscillano addirittura verso dietro?

Può essere che una postura con le mani vicine al corpo o addirittura “alla cintura”, come ad esempio Abbiati in foto,  (contestata, anche questa, da molti preparatori) consenta agli stessi portieri una maggior rapidità e naturalezza nel gesto di preparazione al tuffo, piuttosto che avere le mani avanti per poi essere costretti a portare le braccia indietro?

 Anche in questo caso bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di osservare quello che realmente succede sul campo, e soprattutto la mente sgombra  da tutto quello che abbiamo dato per scontato e abbiamo insegnato sinora, non legandoci ad assolutismi “teorici” che poi sul campo vengono ampiamente annullati.

Il problema più grosso è sempre lo stesso: riuscire a mettere in discussione quanto abbiamo sostenuto, fatto o insegnato magari per 20, 30 o 40 anni, e fino a ieri, forse basandoci un po’ troppo su canoni poco legati alla praticità di campo.

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