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10/12/2017

LUOGHI COMUNI E FALSI MITI: LA POSTURA DI ATTESA

LUOGHI COMUNI E FALSI MITI: LA POSTURA DI ATTESA Con il presente articolo vorremmo cominciare una sorta di “campagna” contro alcuni, tra i tanti,   luoghi comuni che incid...
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15/10/2017

UNA ANALISI STATISTICA SUI GOL SUBITI DA LONTANO

ANALISI STATISTICA DI LUCA QUEIROLO SUI GOL PRESI DA LONTANO Come abbiamo ripetuto più volte non siamo amanti delle statistiche. Sì, perché esse possono portare a deduzioni...
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L'intervista

28/01/2014

FABRIZIO LORIERI

INTERVISTA  A FABRIZIO LORIERI, PREPARATORE DEI PORTIERI DEL SASSUOLO.  E’ con noi il preparatore dei portieri del Sassuolo, Fabrizio Forieri, che molti ricorderanno, tra le alt...
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Tecnica del portiere

22/08/2017

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UN'ANALISI IMPIETOSA SUI PORTIERI ITALIANI

Il commentoPubblicato Domenica 23/08/2015

Un saluto a tutti e bentornati!
 Noi siamo ancora qui, pronti ad analizzare e – speriamo – ad essere d’aiuto soprattutto a chi gioca nel ruolo di portiere o eserciti la figura preparatori dei portieri, ma ovviamente non solo.
 Iniziamo dando un’occhiata generale al quadro dei portieri della serie A, facendo un po’ di ragionamenti statistici da Gazzetta dello sport.

 In base a quelli che sono i sentori del pre-campionato nel 2015/2016 in serie A dovrebbero partire titolari dieci portieri italiani e dieci portieri stranieri.

Dei portieri italiani, ammesso che De Sanctis e Sepe inizino in panchina, gli unici due giovani riconfermati sono Sportiello e Leali. Quest’ultimo era retrocesso col Cesena e per alcune partite aveva lasciato il posto ad Agliardi, per cui probabilmente per lui è l’ultima occasione. Se riesce a salvare il Frosinone con i suoi interventi potrà rimanere nella massima serie altrimenti probabilmente dovrà gestirsi, un po’ come Bardi e Scuffet, finiti, il primo all’Espanyol e il secondo a Como.

Gli altri portieri sono tutti portieri consolidati - consideriamo ormai Perin tra questi - e tutti di età matura.

Tra gli stranieri invece sono stati promossi, sulla carta titolari, i giovani Tatarasanu, Skorupski e Szczesny, l’ultimo dei quali – lo ricordiamo – l’anno scorso ha raggranellato solo 14 presenze. Tra i più anziani, Bizzarri – una vita in panchina – si è preso il posto da titolare nel Chievo.

Guardando le teoriche riserve, non possiamo fare a meno di notare come girino sempre gli stessi – e in special modo stranieri. I soliti Da Costa, Ujkani, Carrizo, Berisha, Andujar, Rafael eccetera. Possibile siano tutti migliori dei nostri portieri italiani?

La nostra breve e superficiale analisi ci porta a porci alcune riflessioni.

- Viene data fiducia a tre portieri giovani stranieri e solamente due italiani: Sportiello, che deve riconfermarsi, e Leali, che non ha entusiasmato l’anno scorso. Due dei tre portieri stranieri giocheranno in squadre di alto livello, mentre l’Empoli potrebbe stazionare a metà classifica. Gli italiani dovranno invece lottare per non retrocedere.

- Tutti i portieri – italiani principalmente, ma non solo – che contribuiscono alla promozione in A di una squadra di B non vengono mai confermati.    

- portieri anzianotti – che hanno passato la vita in panchina - quando entrano fanno meglio delle giovani promesse italiane (ricordate nel Pescara chi sostituì Perin nel finale di campionato?)

Ora, noi  - come spesso accade – rifiutiamo di allinearci ai soliti commenti dei preparatori dei portieri e degli addetti ai lavori, che ancora presumono una “millantata” superiorità della scuola di portieri italiana, e ci facciamo la seguenti domanda fondamentale : come mai i giovani portieri italiani non riescono ad emergere?

-è possibile che sia solo ed esclusivamente miopia degli allenatori e delle squadre se i giovani portieri italiani non vengono confermati mentre invece si punti molto più sugli stranieri, anche giovani? O forse i motivi sono altri?

-è possibile - come si dice spesso dei portieri stranieri che esplodono in Italia – che la loro crescita sia merito dei nostri preparatori (“quando era arrivato non era così, è migliorato grazie ai nostri allenamenti”)?  Se così fosse, perché ciò non accade con gli italiani, che teoricamente dovrebbero arrivare a 18 anni con delle basi tecniche migliori?

-è possibile che – da Buffon in poi (quasi vent’anni) – l’unico portiere italiano arrivato veramente ad alto livello sia Sirigu?

- è possibile che i giovani portieri italiani, su cui si prova a puntare, difficilmente riescano a rimanere ad alti livelli?

- finiti i vari Marchetti, De Sanctis, Mirante, Sorrentino, Consigli e Buffon, ci si è resi conto che dietro c’è il vuoto?

Noi una nostra idea ce la siamo fatta e, si voglia o non si voglia, è l’unica spiegazione logica a tutto questoIl problema non può che essere legato all’ impostazione tecnica che viene data ai giovani portieri nelle giovanili.

Il ruolo del portiere dal 2000 in poi è stato infatti totalmente snaturato. Per essere innovativi, i nuovi preparatori – con l’aiuto nefasto dei teorici della biomeccanica hanno modificato la tecnica di tuffo del portiere. Si badi bene, non stiamo parlando di tecnica podalica e naturale evoluzione del gioco che ormai porta grande attenzione su questo aspetto, stiamo parlando di tecnica in porta, che serve ad evitare i gol (che – è bene ricordarlo - è il compito fondamentale del portiere) .

Siamo poi così sicuri che l’impostazione in attacco palla, il non dover volare, il dover cercare la palla a 45 gradi, la frequenza-passi rispetto i balzelli laterali, frutto di studi teorici di professori in scienze motorie (categoria ormai sempre più presente nell’impostazione dei giovani portieri) abbiano portato un’evoluzione positiva nella scuola dei portieri italiana?

O forse, non è il caso di ripensare qualcosa, e rivalutare il tutto con più obbiettività, contestualizzando ciò che viene fuori dai nuovi studi?     

Un dato incontrovertibile è certo: la scuola italiana dei portieri non esiste più. Da più di dieci anni non escono portieri di valore internazionale, e quelli che riescono a ritagliarsi uno spazio nella massima serie si contano sulle dita di una mano.
Crediamo sia veramente ora di domandarsi il perché.

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