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Il METODO VOTIPORTIERISERIEA

11/03/2018

IL METODO

IL METODO DI VOTIPORTIERISERIEA In vendita il metodo del fondatore ed autore di questo sito, Stefano Cordoni, per gettare le basi di impostazione del tuffo del portiere di calcio Calzetti&a...
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La tecnica

17/06/2018

PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA…

PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA… Come voi che ci seguite sapete bene, la nostra visione è piuttosto diversa da quella che oggi viene definita...
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Varie

28/11/2018

ANCORA CON LA SCUOLA ITALIANA DEI PORTIERI?

ANCORA CON LA SCUOLA ITALIANA DEI PORTIERI? MA NON FATECI RIDERE… Avvertenze: la lettura di questo articolo prevede il tempo di almeno mezz’ora, se lo si legge superficialmente sen...
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Il commento

14/06/2018

VOTIPORTIERISERIEA CHIUDE (ABBIAMO FALLITO)

VOTIPORTIERISERIEA CHIUDE (O QUASI): ABBIAMO FALLITO! Ebbene sì, signori. Abbiamo fallito nel nostro intento. Otto anni fa c’era qualcosa che non ci tornava nell’impostaz...
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L'intervista

28/01/2014

FABRIZIO LORIERI

INTERVISTA  A FABRIZIO LORIERI, PREPARATORE DEI PORTIERI DEL SASSUOLO.  E’ con noi il preparatore dei portieri del Sassuolo, Fabrizio Forieri, che molti ricorderanno, tra le alt...
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Le vostre domande

21/01/2012

LE VOSTRE DOMANDE (18 risposte)

nr.18 risposte             Gli utenti che ci invieranno domande di interesse generale troveranno risposta in questa rubrica. 18) Ant...
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Il preparatore dei portieri della primavera del Bologna: Oriano Boschin

L'intervistaPubblicato Lunedì 24/12/2012

Abbiamo il piacere di arricchire la nostra "zona interviste" con un altro ex portiere professionista ed attuale preparatore dei portieri della primavera del Bologna - Oriano Boschin - che, quindi, conosce molto le dinamiche legate all’insegnamento e alle tecniche di impostazione dei giovani portieri.

Oriano, oggi cosa fai?
Alleno i portieri della primavera e degli allievi del Bologna, squadra nella quale sono cresciuto calcisticamente.

Quando hai debuttato in serie A?

Con la casacca rossoblù ho debuttato in serie A nell’annata 1980-81, a vent’anni; l’allenatore era Radice. Nell’83 sono passato alla Salernitana in serie B e dopo al Lecce. Quando poi avevo trovato un accordo importante con il Genoa mi sono rotto i legamenti. Dopo l’operazione e i lunghi tempi di recupero ho giocato nel Mantova e nel Carpi.

Hai debuttato in A molto giovane. Chi è stato l’allenatore più importante, quello che ti ha formato?

In quegli anni a Bologna c’erano Battara e il prof. Grandi. Non fu un caso che i portieri seguiti da loro siano arrivati praticamente tutti a giocare tra i professionisti (vedi ns precedenti interviste n.d.r.). Gli insegnamenti tecnici erano curati da Battara mentre la parte atletica, propedeutica a quello che avremmo fatto con Battara, era invece compito del prof.Grandi. Quest’ultimo fu uno dei primissimi a fare esercizi di pliometria, quando nessuno sapeva cosa fosse.


E ora tu ti trovi al loro posto nel trasmettere ai ragazzi le tue conoscenze. Come deve essere il rapporto tra preparatore e portieri? E' importante?
 

E' fondamentale. Entrambi devono avere fiducia uno nell'altro e devono credere in ciò che fanno. Il preparatore deve essere in grado di dare risposte esaurienti alle eventuali domande dei portieri riguardo un determinato gesto insegnato o indicato come valido, altrimenti il lavoro viene minato dalle basi. Ovviamente bisogna farsi rispettare e non nego che aver giocato a buoni livelli influisce, soprattutto sul come si rapportano con te gli allievi, che sono consapevoli della tua esperienza. Con questo non voglio dire che chi non ha giocato ad alti livelli non possa "insegnare calcio", ma sicuramente ciò aiuta in tante cose.

Quindi è capitato che alcuni tuoi allievi ti chiedano il perchè insegni loro un determinato movimento, che ad esempio un altro precedente allenatore aveva "imposto" loro di non fare?

 

Si, mi è capitato e mi capita tutt'ora: io cerco di insegnare il movimento che ritengo più efficace e più logico in base alla situazione di gioco. Ad esempio, un aspetto sul quale sono critico – e vedo che lo siete anche voi - è quello dello spasmodico attacco al pallone a tutti i costi. Nelle giovanili vengono presi portieri anche da altre squadre, ma noto in quasi tutti questo tipologia di tuffo, sempre in attacco della palla, senza alcuna possibilità di intervenire sui palloni alti in modo efficace, staccando e volando. Secondo me vi è un concetto sbagliato alla base di tutto, ma esso viene portato avanti senza avere piena consapevolezza di quali danni si sta facendo anche sui ragazzi, sulle nuove leve.

Quindi? Parlaci di questo aspetto. Tu insegni il gesto tecnico del "volare"?
Io cerco di insegnare a staccare le gambe e a volare, quando serve. Così come pretendo che i miei portieri non facciano l’arco con il corpo su palloni rasoterra.

Partiamo dal presupposto che il portiere deve essere efficace, perciò se in partita para a me va benissimo. E' chiaro che ai miei portieri insegno e cerco di trasmettere i gesti migliori, che ritengo più efficaci. Il saper volare è importante per raggiungere le parti del sette e per intervenire sui palloni difficili o a spiovere.

Un aspetto su cui nessuno pone l’accento è il fatto che per arrivare sui palloni lontani dal corpo è necessario estendersi ad una mano e dare quel colpo di spalla (quello che veniva chiamato impropriamente colpo di reni) che l'attacco alla palla non consente proprio perchè si effettua il tuffo in modo rigido in un estensione quasi strozzata; il corpo cioè anzichè inarcarsi leggermente tende a chiudersi in avanti, perdendo quei centimetri preziosi per l'allungo.
E’ vero anche – sia ben chiaro - che in alcuni casi è anche importante coprire spazio in avanti ed attaccare la palla, ma sempre in giusta misura.

E non è assolutamente vero che noi portieri cosiddetti "vecchia scuola" non attaccavamo il pallone, chiudevamo spazio in avanti anche noi, ma non finivamo di pancia come spesso si vede oggi...

Hai parlato di portieri vecchia scuola. In cosa differisce il ruolo del portiere rispetto alcuni anni fa?

Guarda, quello che è cambiato per il portiere è il modo di stare in campo, perché non c’è più il libero, perché le regole impongono al portiere di calciare con i piedi, e perché è necessario accorciare gli spazi; ma la tecnica no, quella non è cambiata…


Sempre parlando di tecnica abbiamo notato che va di moda l' uscita bassa detta "a croce" o "alla hockey" per intenderci, tu cosa ne pensi?
 

A me personalmente non piace stilisticamente,ed è francamente brutta da vedere, ma in alcune situazioni a campo ed angolo ridotto ritengo possa essere efficace. Io non la insegno ad un mio portiere, ma se l'allievo che alleno ha già nelle proprie corde tale gesto tecnico - è un vero e proprio gesto tecnico, di non semplice esecuzione, che va insegnato e provato - non lo snaturo, ma cercherò di definire e circoscrivere le situazioni dove risulta veramente utile.

Tu alleni i giovani portieri in Primavera e nelle categorie di allievi, ma hai anche allenato in categorie come la Promozione. Volevamo farti tale domanda: un portiere che esce da una Primavera è potenzialmente più forte di un portiere che ha giocato tra Promozione o Eccellenza?

 

Io posso dirvi che un portiere che esce da una primavera, dovrebbe come minimo già essere pronto per giocare in Lega Pro o per lo meno in serie D. Se un portiere che ha fatto degli anni in una primavera di una squadra importante l’anno successivo si ritrova a giocare al di sotto della D, be’ allora o non ha avuto voglia di allenarsi seriamente o il lavoro svolto su di lui è stato scadente.

 

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