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Il METODO VOTIPORTIERISERIEA

11/03/2018

IL METODO

IL METODO DI VOTIPORTIERISERIEA In vendita il metodo del fondatore ed autore di questo sito, Stefano Cordoni, per gettare le basi di impostazione del tuffo del portiere di calcio Calzetti&a...
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La tecnica

17/06/2018

PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA…

PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA… Come voi che ci seguite sapete bene, la nostra visione è piuttosto diversa da quella che oggi viene definita...
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Varie

28/11/2018

ANCORA CON LA SCUOLA ITALIANA DEI PORTIERI?

ANCORA CON LA SCUOLA ITALIANA DEI PORTIERI? MA NON FATECI RIDERE… Avvertenze: la lettura di questo articolo prevede il tempo di almeno mezz’ora, se lo si legge superficialmente sen...
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Il commento

14/06/2018

VOTIPORTIERISERIEA CHIUDE (ABBIAMO FALLITO)

VOTIPORTIERISERIEA CHIUDE (O QUASI): ABBIAMO FALLITO! Ebbene sì, signori. Abbiamo fallito nel nostro intento. Otto anni fa c’era qualcosa che non ci tornava nell’impostaz...
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L'intervista

28/01/2014

FABRIZIO LORIERI

INTERVISTA  A FABRIZIO LORIERI, PREPARATORE DEI PORTIERI DEL SASSUOLO.  E’ con noi il preparatore dei portieri del Sassuolo, Fabrizio Forieri, che molti ricorderanno, tra le alt...
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Le vostre domande

21/01/2012

LE VOSTRE DOMANDE (18 risposte)

nr.18 risposte             Gli utenti che ci invieranno domande di interesse generale troveranno risposta in questa rubrica. 18) Ant...
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INTERVISTA A MARCO LANDUCCI

L'intervistaPubblicato Mercoledì 22/12/2010

MARCO LANDUCCI, PREPARATORE DEI PORTIERI DEL MILAN: IL LAVORO “SPORCO” DEI PORTIERI…

Dopo le interviste a Ferron e Ballotta, oggi raccontiamo la chiacchierata fatta con Marco Landucci, preparatore dei portieri del Milan, e l’anno scorso del Cagliari. Sotto le sue mani sono cresciuti Marchetti e Agazzi, ed ora lavora con portieri del calibro di Abbiati, Amelia e Roma.

 Marco, raccontaci i tuoi esordi in serie A.

 Tornai alla Fiorentina dove sostituii Giovanni Galli, che era andato al Milan. Ero molto giovane (22 anni ndr) e feci ottimi anni, tanto che nel 1988 fui convocato come terzo portiere della Nazionale che andò agli Europei di Germania. Pensa che alla Fiorentina con me c’era Paolo Conti (ex portiere della Roma, anche lui in passato nel giro della Nazionale n.d.r.) che oltre ad essere secondo portiere, fungeva un po’ anche come allenatore dei portieri. Sai, non c’era ancora l’attenzione che c’è oggi al ruolo del preparatore dei portieri.

 Quali erano le tue caratteristiche?

 Ero piuttosto bravo in porta, molto reattivo e veloce sulle uscite basse. Ecco, qualche margine di miglioramento lo avevo sulle uscite alte.

 Oltre ad essere stato nel giro della Nazionale, qualcuno ricorda che avevi il vizio di parare i rigori a gente come Maradona, Baggio e Careca. Avevi una tecnica particolare?      

 Bè, ogni giocatore ha un lato che preferisce, e anche se non c’erano tante immagini e servizi come adesso, io seguivo nel tempo i vari rigoristi in modo da farmi un’idea del lato nel quale tiravano la maggior parte delle volte. Non adottavo una tecnica particolare, in alcune occasioni mi lasciavo guidare dall’istinto, in base alla posizione del corpo dell’attaccante. 

 Quali erano i tuoi  portieri di riferimento, o quelli che ritenevi più bravi, quando giocavi?

 Da ragazzino il mio riferimento era Zoff. Mi piaceva molto come atteggiamento. Ai miei tempi ad esempio, in Nazionale avevo davanti Zenga e Tacconi che erano veramente molto bravi e avevano anche la fortuna di giocare in grandi squadre. Ma penso che alla fine ci sia sempre corrispondenza nel valore dei portieri che raggiungono certi livelli. Ti posso citare, solo per dirne alcuni, Marchegiani, Galli, Pagliuca, ognuno con le sue caratteristiche ma tutti assolutamente capaci e preparati.

 E oggi?

 Penso che ci siano alcuni buoni portieri che possono ancora crescere e far bene. I nomi sono quelli sulla bocca di tutti, come Marchetti, Sirigu, Viviano.

 Mi ricollego ai nomi che hai citato per chiederti: tutti questi portieri sono giovani e forse con una esperienza internazionale non elevata, al contrario delle vecchie generazioni. Che rischio c’è di bruciarli alternandoli in Nazionale? Penso ad esempio a Sirigu, partito in Nazionale e al primo mezzo errore sostituito con Viviano, oppure ricordando Marchetti che è stato criticato nel Mondiale.

 Il problema della Nazionale nasce dall’infortunio di Buffon, altrimenti non sarebbe stato un problema per ancora alcuni anni. L’esperienza internazionale conta, però io credo fortemente che se un portiere giovane è bravo debba giocare. Quanto al fatto di essere messo in discussione al momento di un errore, diciamo che questo c’è sempre stato.

  Ti faccio un’altra domanda, legata al turn-over dei portieri nelle squadre di club. Mi riferisco a tutti quei casi in cui i portieri vengono alternati troppo spesso, e magari qualcuno non considerato per quello che vale – ad esempio Abbiati, che tu conosci bene…

 Io credo che in ogni squadra ci debba essere un primo portiere riconosciuto e su cui fare totalmente affidamento, e un secondo che comunque deve essere per forza bravo (perché oggi non ti puoi permettere altrimenti) però che sa che parte come secondo portiere. Io sono fermamente contrario al turn-over, che ritengo deleterio per il portiere. Ti dirò di più: oggi, con il calcio così veloce e fisico, gli infortuni sono piuttosto comuni, perciò ritengo che la scelta delle squadre di avere anche un terzo portiere sia una scelta dovuta. Il problema semmai può essere sulle modalità con le quali si scelgono questi portieri. Concordo poi pienamente con te sul fatto che Abbiati sia un portiere assolutamente affidabile e che sbaglia poco. E’ senz’altro vero che in passato ciò non gli è stato riconosciuto appieno.

 Bene, raccontaci come lavori con i tuoi portieri.

 Lavoro molto sui concetti e cerco di farli comprendere ai miei portieri. E’ evidente che il lavoro sarà proficuo nel momento in cui i portieri sposano appieno la tua filosofia. Ad esempio, a me piace un portiere reattivo, che gioca “alto”, che esce prendendosi talvolta anche dei rischi e che fa quello che io chiamo il “lavoro sporco”.  Quello cioè che ti permette di sbrogliare situazioni pericolose in mezzo all’area magari con uscite poco spettacolari ma di estrema importanza nell’ambito dell’esito finale della partita.. Ebbene, questo tipo di interventi magari non ti fanno avere l’applauso del pubblico ma vengono riconosciuti ed apprezzati in modo assoluto da compagni e allenatore. Dopodiché quando lavoro sul campo cerco di ricreare le situazioni che possono accadere sul campo: gli esercizi che imposto sono improntati a questo.

 Abbiamo notato una certa analogia tra il modo di parare di Marchetti ed Agazzi, così come in passato lo avevamo notato tra Curci e Doni quando giocavano nella Roma (Curci sembra ora essersi svincolato da quella impostazione tecnica ndr). Quindi vuol dire che sui portieri giovani un certo tipo di impostazione tecnica e del tuffo può essere ben assimilata e anche mutuata?

 Intanto ti confermo che è vero che Agazzi e Marchetti hanno una impostazione tecnica similare. Fra l’altro ti posso dire che Agazzi al Cagliari lo avevamo scelto con attenzione e fortemente voluto, e non è un caso che stia facendo bene. E’ evidente che un portiere giovane lo puoi plasmare, mentre sarebbe controproducente farlo in un portiere di una certa età e ormai già formato. Dove si può ancora lavorare su portieri maturi è sulla mentalità.

 Concludiamo con l’ultima domanda: quali sono le caratteristiche che oggi deve avere un portiere per arrivare in alto?

 Bè, il calcio oggi è molto più difficile di una volta. Intanto è molto più veloce, poi oltre a saper parare e uscire, devi anche saper giocare bene con i piedi. Per me un buon portiere deve avere in sé una serie di caratteristiche che vanno dalla rapidità alla potenza, dalla tecnica alla mentalità giusta, dalla personalità alla tranquillità interiore; insomma ogni portiere che gioca a certi livelli ha un mix di queste caratteristiche, che possono essere variabili per ognuno ma sicuramente tutte in misura elevata.       

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