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17/06/2018

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28/11/2018

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ANCORA CON LA SCUOLA ITALIANA DEI PORTIERI? MA NON FATECI RIDERE… Avvertenze: la lettura di questo articolo prevede il tempo di almeno mezz’ora, se lo si legge superficialmente sen...
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14/06/2018

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28/01/2014

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21/01/2012

LE VOSTRE DOMANDE (18 risposte)

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IL TUFFO CON LA GAMBA “OPPOSTA”, PER NON DIRE “SBAGLIATA”: UN’ANALISI RAGIONATA

La tecnicaPubblicato Mercoledì 18/03/2015

IL TUFFO CON LA GAMBA “OPPOSTA”, PER NON DIRE “SBAGLIATA”: UN’ANALISI RAGIONATA

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di interventi effettuati con la cosiddetta “gamba sbagliata”, ovvero di tuffi nei quali la gamba di spinta non è quella omologa.

Cerchiamo di comprenderne i motivi e se effettivamente esso può essere considerato un intervento efficace.

Primo pilastro concettuale.
 
Facciamo una premessa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo: il modo più efficace per effettuare un tuffo a destra è di “aprire” la gamba e spingere con l’appoggio omologo, proprio in quanto la capacità di spinta è nettamente più potente. Siamo sicuri infatti che nessun preparatore insegni “in modo analitico” ai propri portieri di tuffarsi a destra con la gamba sinistra. Se questo concetto è da ritenersi teoricamente valido andiamo avanti.

Analisi delle differenze dei diversi gesti tecnici

Ipotizziamo un colpo di testa dal limite dell’area piccola su cui il portiere interviene in maniera efficace spingendo però con la gamba “sbagliata”. Un esempio per tutti è la parata di Bizzarri del Chievo contro il Genoa allo stadio Marassi, sul colpo di testa di Borriello .
 Immaginiamo i vari fotogrammi degli appoggi del portiere su un tuffo di questo tipo, immaginando che effettui il tuffo alla propria sinistra, così come realmente è accaduto nella situazione ricordata.
 1) Nel momento del colpo di testa il portiere si trova in appoggio su entrambi i piedi, a una distanza ipotetica tra loro di 40-50 centimetri, perciò in una classica posizione di attesa su una conclusione da distanza non molto lunga.
 2) Quando vede dove è indirizzato il pallone, il portiere mantiene piantato il piede sinistro e comincia ad alzare da terra il piede destro.
3) A questo punto  il portiere va ad incrociare il piede destro sul sinistro per caricare la spinta per il tuffo.  Poniamo che il portiere abbia il tempo si effettuare un buon incrocio: quanto potrà essere lungo nel migliore dei casi? Noi ipotizziamo una ottantina di centimetri (calcolato approssimativamente dal punto di appoggio dalla posizione di attesa iniziale al punto di appoggio pre-spinta al termine dell’incrocio passando “davanti al piede omologo), e francamente non è pensabile che meccanicamente si riesca a fare un appoggio più lungo senza perdere tempo eccessivo.
 4) Analizziamo quindi quanto è il guadagno in termini di centimetri (la misura effettivamente guadagnata non saranno quindi gli interi 80 cm circa che comprendono tutto lo spostamento, ma solo i restanti che in linea di spostamento superano il piede omologo rimasto fermo, quindi la distanza tra il piede omologo e l’appoggio del piede incrociato): il portiere ha guadagnato in laterale una trentina di centimetri.





 

 

 

Ora ipotizziamo invece il movimento classico di allargo del piede omologo e spinta.
 1) Il portiere si trova in appoggio sui due piedi al momento del colpo di testa.

2) Quando vede dove è indirizzato il pallone, il portiere allarga la gamba sinistra per prepararsi a caricare il tuffo.

Prima grande differenza:  al portiere, per trovarsi col piede di spinta nello stesso punto, basterà allargare la gamba sinistra di una trentina di centimetri, invece di spostare il piede destro di ottanta.
Quindi? Direte voi:  lo spazio guadagnato è comunque lo stesso!  
Continuiamo il ragionamento.

Seconda grande differenza : tralasciando volutamente i ragionamenti relativi alla differenza di postura del corpo e coordinazione che i due diversi gesti generano (anche se basterebbero per non fare eseguire la spinta con il piede opposto!!), subentra la seconda grande differenza: il tempo.

 Infatti, il tempo necessario per spostare il piede sinistro, quindi l’omologo,  di trenta centimetri è molto inferiore che quello di spostare il destro di ottanta centimetri davanti all’altro piede, questo perchè la distanza da “coprire” è diversa.
 Effettuare un movimento in un tempo inferiore consente al portiere di guadagnare tempo (evito che la palla sia già passata) e anche spazio (riesco ad effettuare un appoggio  che mi consente un “caricamento” maggiore della gamba di spinta e uno sfruttamento più armonico ed efficacie della forza elastica che sviluppa l’appoggio stesso)

Terza grande differenza:  se ancora avessimo qualche dubbio analizziamo il gesto della spinta.
In entrambi i due casi descritti il portiere si trova a spingere dallo stesso identico punto, a una trentina di centimetri alla propria sinistra rispetto la posizione di attesa. L’utilizzo dell’una o dell’altra gamba di spinta è indifferente? Invitiamo i nostri lettori a rivedere la nostra premessa, definita dal “primo pilastro”. I casi sono due:  il primo pilastro non è vero, e allora ci mettiamo ad insegnare ai piccoli a spingere con la gamba opposta, oppure è valido, e quindi abbiamo la risposta  all’analisi odierna.

Conclusioni

La nostra idea è che la notevole maggior frequenza con cui si vedono portieri di serie A effettuare tuffi con la gamba “sbagliata” sia dovuta ad alcuni fattori quali un certo tipo di impostazione di lavoro su frequenza passi, abitudine al tuffo in attacco alla palla e non solo; ma questo potrà essere oggetto di altri articoli futuri.
Inoltre – è forse questo il plus che il nostro sito può offrire – dall’analisi settimanale dei nostri portieri, abbiamo verificato che, al di là di casi veramente particolari,  in genere solo alcuni portieri tendono ad effettuare con una notevole frequenza il tuffo con la gamba opposta (Viviano e Bizzarri su tutti). 

Premettendo che in partita può capitare sia al portiere che ai giocatori di non effettuare movimenti “canonici”, e in questi casi il lavoro di coordinazione acquisito durante gli allenamenti gli consentirà di adottare i meccanismi più idonei per gestire ugualmente la situazione, è innegabile che tutto il lavoro svolto durante la settimana ha come unico scopo quello di mettere il portiere nelle condizioni più efficaci per non subire gol la domenica.
La domanda quindi che dobbiamo porci è: se vediamo che in allenamento  il portiere tende ad effettuare il tuffo con la gamba “sbagliata” è bene non preoccuparsi o addirittura agevolare il gesto,  oppure è importante cercare di abituare il portiere al gesto tecnico più efficace, cioè quello che gli consente di andare più lontano e in meno tempo?

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