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LE VOSTRE DOMANDE (18 risposte)

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Il tuffo e la rialzata: un'analisi ragionata

La tecnicaPubblicato Sabato 18/04/2015

IL TUFFO E LA RIALZATA: UN’ANALISI RAGIONATA

Un saluto a tutti gli appassionati.
Come abbiamo fatto già per altri gesti tecnici, cerchiamo di approfondire due diversi modi di intendere il movimento del tuffo in spinta e la rialzata dei portieri.

Esercizio

Immaginiamo una sequenza di tiri in cui il portiere, posizionato decentrato rispetto il centro della porta (diciamo a sinistra) debba andare in tuffo in stacco (per intenderci “a volare”) per arrivare su un pallone calciato con forza a mezz’altezza sulla propria destra.
 L’esercizio prevede che il portiere dopo il tuffo si alzi, torni al punto di partenza e riparta in corsa  per arrivare sul pallone successivo con la massima rapidità possibile. La sequenza sarà di 3/4/5 calciate: il numero delle ripetizioni continue va a discrezione vostra.

In questa occasione tralasciamo tutto quello che è pre-tuffo e concentriamoci sulla parte finale:  tuffo, rialzata e rientro alla posizione di partenza.

N.b. su Youtube troverete molti esercizi di questo tipo, ad esempio di Massimo Marini con la sparapalloni.

Metodologia nr. 1: AMMORTIZZAZIONE

Il primo modo di esecuzione dell’esercitazione è il seguente:  corsa incrociata, stacco in ricerca del pallone, volo, e ricaduta ammortizzando sul braccio omologo. Il portiere nella “caduta” a terra poggerà la parte esterna del braccio omologo per ammortizzare l’impatto con il terreno e non farsi male. Per effetto della spinta e a causa del fatto che il portiere è in appoggio sul braccio, il busto seguirà per inerzia di spinta il movimento di ricaduta e ciò si concluderà con il portamento avanti delle gambe. A quel punto il portiere, trovandosi  già a metà di una rotazione completerà la stessa girando per un attimo le spalle al campo e correrà rapidamente verso il punto di partenza dal quale poi ripartirà col passo incrociato per andare sul pallone successivo.

Metodologia nr.2: SCIVOLAMENTO

Il secondo modo  di intendere l’esecuzione è il seguente: corsa incrociata, stacco, volo e ricaduta sul braccio omologo e sulla spalla strisciando a terra senza una vera e propria ammortizzazione ma tramite uno scivolamento laterale per non perdere frontalità (per cui il portiere rimane parallelo alla linea di porta per tutto il tempo). La  rialzata sarà effettuata terminato lo scivolamento e con una simil-gondola senza perdere mai la visuale del campo, ritornando al punto di partenza, per poi ripartire per il secondo tuffo.

N.b.  In entrambe le esecuzioni non cambia la direzione del tuffo e non cambia nemmeno la direzione di spinta. Per intenderci, non è che il portiere che effettua la ricaduta in scivolamento orienti la direzione di spinta più in “attacco palla” e invece quello che ammortizza effettui un tuffo all’indietro. L’avanzamento delle gambe di quest’ultimo infatti avverrà dopo l’impatto con il pallone e più precisamente al momento dell’appoggio del braccio a terra. Entrambi dunque indirizzano la spinta nella medesima direzione.

Obbiettivo finale principale

Dal punto di vista della mera esecuzione dell’esercizio, l’obbiettivo potrebbe essere definito quello di completare la scarica dei  4 tiri nel minor tempo possibile, in altre parole quello di effettuare la sequenza con la massima rapidità possibile.  Questo esercizio è volto dunque a migliorare rapidità e  coordinazione.

Obbiettivo “situazionale”

Se vogliamo applicare l’esercizio a una situazione di gioco, esso può ricalcare un paio di situazioni.  Possiamo infatti immaginare un tiro angolato sul quale:

1) la palla colpisce il palo e poi ritorna in campo, assumendo una traiettoria verso il centro dell’area o comunque non laterale (cioè non nella direzione di tuffo, ma opposta)

2) Il portiere abbia colpito male il pallone, che quindi ritorna in mezzo all’area invece d finire lateralmente.

N.b. Se il portiere avesse bloccato il pallone allora il modo di alzarsi sarebbe totalmente ininfluente, e la presente analisi non avrebbe alcun senso.

Analisi comparativa

La differenza più evidente tra i due metodi è che nella AMMORTIZZAZIONE il portiere gira le spalle al campo mentre nella metodologia dello SCIVOLAMENTO egli mantiene sempre la visuale del campo.

Ma approfondiamo il discorso sul tuffo descritto nel metodologia  nr 2, con scivolamento sul braccio e sulla spalla.

Analisi Metodologia nr 2: SCIVOLAMENTO

1) Traumi:  Con questa tecnica di tuffo la ricaduta dopo il tuffo avviene strisciando a terra sul braccio e sulla spalla. Di solito, nei video su Youtube l’esercizio si effettua sui campi sintetici proprio perché sui campi sintetici o bagnati lo “scivolamento” sulla spalla può essere fatto senza grossi traumi. Immaginiamoci però le controindicazioni per il portiere nell’effettuare l’esercizio in allenamento sui campi duri e – come sovente capita – nelle porte ove l’erba non sia fitta. Il rischio di traumi alla spalla sarebbe notevole. (N.b. L’alternativa potrebbe essere quella di effettuare questo esercizio solo quando il campo lo consente ma, se si abitua il portiere allo “scivolamento”, egli poi tenderà ad effettuarlo comunque in partita, con lo stesso elevato rischio di farsi male.)

2) Scivolamento. Il portiere ha dovuto dunque effettuare un volo con una forte spinta, come l’esercizio richiede, per cui egli scivola sul terreno lateralmente per rimanere frontale al campo. La spinta effettuata durante il tempo di volo però non si esaurirà nel momento medesimo nel quale si toccherà terra ma vi sarà un tempo di  “strisciamento”; così facendo il portiere  non riuscirà a bloccare la forza d’inerzia se non dopo un po’ di tempo dall’inizio dello scivolamento. Infatti i portieri che effettuano l’esercizio in questo modo finiscono solitamente sempre un paio di metri fuori dalla porta prima di riuscire a  frenare la “strisciata”.

Diciamo quindi che dal punto in cui il portiere tocca terra dopo il volo al momento in cui si alza per tornare al punto di partenza ci sarà almeno un metro di scivolamento (n.b. in realtà stiamo ragionando per difetto, date un’occhiata ai video su Youtube).

 Analisi Metodologia nr 1: AMMORTIZZAZIONE

Con questo metodo invece il portiere completa il tuffo con l’appoggio a terra del braccio e, invece di irrigidire il corpo, lascia che le gambe vengano avanti al corpo. Da quella posizione egli completa la rotazione e torna al punto di partenza. Di fatto la differenza è che con il metodo dello strisciamento l’inerzia dovuta alla spinta e al volo viene scaricata in laterale, con il metodo dell’ammortizzazione  viene scaricata “a compasso”, facendo quindi praticamente perno sull’esterno del braccio omologo nel momento in cui si ammortizza l’impatto con il terreno.

1) Traumi. Dal punto di vista del rischio di farsi male ci sembra che evitando di strisciare a terra si riducano notevolmente il rischio di traumi od escoriazioni.

2) Ammortizzo. Non scivolando, ma lasciando che il corpo scarichi la forza d’inerzia portando solamente le gambe avanti (a compasso) il portiere non effettuerà quel metro in più di scivolamento che corrisponde poi a una maggior distanza da percorrere per tornare al punto di partenza, proprtio perché il portiere si fermerà nel punto medesimo in cui poggerà l’arto superiore in caduta  e sfrutterà tale punto di appoggio fisso per velocizzare la rialzata come un vero e proprio perno.

3) D’altro canto è innegabile che , voltandosi, il portiere perda di vista il campo per una frazione di secondo.

Conclusione sull’esercizio dal punto di vista analitico

Tenendo a mente che l’obbiettivo del mero esercizio è quello di effettuare la ripetuta nel tempo più rapido possibile, l’Analisi con la tecnica dello scivolamento non fa girare le spalle al campo ma lo costringe necessariamente a coprire uno spazio nettamente maggiore. Infatti, in termini numerici, di puro spazio da percorrere:

-Il portiere, di base, dal punto di partenza deve coprire 5 metri per arrivare sul pallone (ricordiamo che egli parte leggermente decentrato)

-su ogni ripetuta egli, effettuando 5 metri per arrivare sul pallone e 5 metri per tornare al punto di partenza, dovrà coprire 10 metri

-lo scivolamento comporta almeno 1 metro in più nella ricaduta e di conseguenza quel  metro in più dovrà essere ripercorso nel tornare indietro, dopo la rialzata.  Il portiere dovrà dunque percorrere 2 metri in più ogni ripetuta.

-con lo scivolamento il portiere su 2 ripetute dovrà coprire 24 metri contro 20 dell’ammortizzazione; su 3 ripetute dovrà coprire 36 metri contro 30; su 4 ripetute 48 contro 40. In termini percentuali stiamo parlando del 20% di spazio in più da percorrere.

Con la Metodologia nr 1, Ammortizzazione a compasso, invece il portiere sfrutterà l’appoggio del braccio e l’inerzia del tuffo per lasciare che le gambe finiscano avanti: il portiere ruoterà sull’appoggio facendo perno e tornerà al punto di partenza evitando di dover coprire quei 2 metri in più (1 in ricaduta e 1 un ritorno) di cui sopra. Però in questo modo il portiere avrà lo svantaggio di perdere per una frazione di secondo la visuale del campo.

La scelta sarà dunque molto netta: 

1)     Ammortizzo e mi giro: perdo di vista il campo per una frazione di secondo percorrendo però uno spazio nettamente inferiore per tornare al punto di partenza.

2)     Effettuo lo scivolamento; non perdo la visuale del campo ma percorro il 20% di spazio in più.

Conclusione dal punto di vista situazionale.

Però non vogliamo fermarci all’analisi del mero esercizio. Considerato che poi la maggioranza delle esercitazioni devono avere valenza anche applicandoli alle situazioni di gioco, vediamo le due metodologie in un contesto situazionale.

Il portiere è dunque costretto a tuffarsi con una grande spinta in volo alla sua destra per arrivare su un pallone lontano e angolato. Come già premesso, ipotizziamo che egli non sia in grado di trattenere il pallone perché in tal caso non ci interesserà più il modo in cui si alza.

1) primo caso: deviazione del portiere.
 Il portiere si tuffa in volo a destra. E’ evidente che a meno che non impatti male la sfera, egli devierà il pallone alla propria destra. Con la metodologia dell’ammortizzazione le gambe verranno avanti ed egli si alzerà già rivolto verso la zona dove è finito il pallone, non completando del tutto il movimento “a compasso”. La rialzata avverrà nei pressi del primo palo.
Con il metodo invece dello scivolamento egli continuerà a scivolare finendo decisamente oltre il palo per cui, oltre a dover orientarsi per rivolgersi nella zona dove è finito il pallone (egli infatti tende a mantenere una linea di tuffo parallela alla linea di porta), il portiere sarà costretto ad effettuare la rialzata un paio di metri oltre il palo, posizione non ideale affatto per la copertura della porta. (n.b. abbiamo già visto che  il portiere non è in grado di bloccare lo scivolamento prima di un certo lasso di tempo, e lo si può ben vedere sui già summenzionati video visibili su youtube).

2) secondo caso. La palla colpisce il palo e torna sul dischetto del rigore (oppure, la palla ha uno strano effetto per cui il portiere la respinge male e finisce dalla parte opposta rispetto la direzione di tuffo). La scelta è: mi conviene fare due metri in più a causa dello scivolamento e il recupero, oppure mi conviene perdere di vista per una frazione di secondo il campo di gioco però recuperare il 20% di spazio da percorrere per tornare a centro porta?

Modificando leggermente la situazione, la conclusione non sembra cambiare.

Comunque, a voi la scelta.

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