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PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA…

La tecnicaPubblicato Domenica 17/06/2018

PORTIERI ALL’ATTACCO PALLA: VI RACCONTIAMO COME E’ ANDATA…

Come voi che ci seguite sapete bene, la nostra visione è piuttosto diversa da quella che oggi viene definita la tecnica del portiere moderno, ovvero da quello che comunemente i preparatori dei portieri insegnano.
Il presente sito è stato concepito proprio per analizzare tutto ciò e, fino ad oggi, ha svolto egregiamente la sua funzione facendoci vedere che quello che succede sul campo non corrisponde a ciò che spesso si trova nelle proposte comuni (parliamo sopratutto a livello tecnico, di gestualità). Eppure, da quando si impostano i portieri in un certo modo, in Italia si è faticato a far emergere ed affermare un portiere di levatura internazionale. Questo è strano, perché nei decenni passati ne avevamo tre o quattro per ogni generazione che avrebbero potuto giocare senza problemi in Nazionale.

Confrontandoci con vari preparatori dei portieri abbiamo capito un’altra cosa: che forse non è chiaro quando e perché è avvenuto il cambiamento; non è chiaro neanche in quale modo questa nuova impostazione del portiere abbia modificato tanti gesti che prima erano considerati normali o corretti.

E allora ve la raccontiamo noi come è andata.

BREVISSIMA STORIA DELL’ATTACCO PALLA

La “formalizzazione” del tuffo in attacco palla, inteso come tuffo in avanti in diagonale o addirittura eccessivamente frontale rispetto il punto di arrivo del pallone avviene con l’omonimo DVD di Claudio Filippi (attuale preparatore della Juventus). Filippi ha impostato un intero DVD su esercizi di tuffo in avanti, proponendolo non solo come una “vera e propria filosofia comportamentale del portiere moderno” - citando lo stesso Filippi – ma anche come una metodologia tecnica che è riscontrabile, a quanto dice, “in ogni azione del portiere”.
Riprendiamo un passo, dello stesso dvd, che secondo noi risulta illuminante rispetto questo “nuovo modo” di intendere la gestualità del portiere:” Questo lavoro vuole essere una proposta di nuova filosofia di gioco del portiere moderno: L’ATTACCO ALLA PALLA, che nasce dallo studio dell’evoluzione del gioco del calcio in ambito antropometrico, tecnico e tattico. La proposta è rivolta agli allenatori dei portieri, ai portieri in attività, a tutti gli addetti ai lavori che devono seguire l’evoluzione del ruolo, tra cui i giornalisti che talvolta faticano a valutare in chiave moderna perché ancorati a prototipi passati o perché travolti dal fascino degli eventi più appariscenti e spettacolari. […] Questa filosofia di gioco è caratterizzata da alcuni aspetti fondamentali”, oltre alla ricerca di posizioni più offensive e maggiore partecipazione al gioco, si può leggere testualmente: “l’utilizzo di gesti tecnici che consentano al portiere di muoversi sempre verso il pallone in modo aggressivo”.
Bene, questo ragionamento non ammette troppe interpretazioni e non si limita a parlare del portiere che attacca “lo spazio”, cioè gioca più avanzato, dominando uno spazio più ampio della propria area di porta, ma si parla, sembrerebbe, di una metodologia tecnica di tuffo costantemente improntata in avanti verso il pallone, non facendo alcuna distinzione situazionale.

Precisiamo che il concetto di direzionare il tuffo ad angolo retto rispetto la direzione della palla era ben noto anche nelle generazioni precedenti ma di fatto non veniva applicato né preteso se non solitamente su tiri in diagonale, su uscite basse e basse in presa o deviazione/respinta.
Questo fatto può essere riscontrato ad esempio al minuto 25:20 del link seguente https://www.youtube.com/watch?v=E723fA1sP9k  dove ritroviamo un Dino Zoff nei panni di preparatore dei portieri della Juventus, che incita Stefano Tacconi (allora portiere bianconero)ad “aggredire la palla in avanti”. E’ abbastanza evidente come la situazione proposta sia giustamente di uscita a contrasto e quindi di “attacco allo spazio/palla” è gia presente nel 1990, anno del filmato riportato, ma limitato ad una situazione particolare e non in modo incondizionato.

 A riprova di ciò potete andare a vedere i VHS ad esempio di Sergio Buso e di altri che insegnavano una concezione del tuffo piuttosto diversa da quella attuale, pur non dimenticando situazioni dove invece era necessario e più opportuno eseguire un attacco del pallone in diagonale.

Probabilmente lo stesso Filippi non si è reso conto pienamente, fino all’estate scorsa, e dopo vedremo come, di ciò che ha provocato con il suo supporto didattico: nelle squadre dilettantistiche i preparatori si affidano totalmente e parola per parola a quello che dice il preparatore del portiere all’epoca più forte del mondo.

E così se provate a cliccare su Youtube “attacco palla portieri” potrete vedere decine e decine di allenatori che propongono i medesimi esercizi “copia-incolla” in attacco palla (senza magari preoccuparsi con quale piede il portiere stia spingendo…).
Proponiamo due link, tra i molteplici che potrete trovare sul web, con l'intento non certo di mancare di rispetto ne di sminuire quanto proposto, ma solamente per avviare degli spunti riflessivi riguardo il tema mostrando come ci si è conformati a questa metodologia, di fatto adottandola come unica proposta per il portiere anzichè considerarla solo una delle gestualità, e forse, nemmeno la più comune.

 https://www.youtube.com/watch?v=Oc-NsXOot7M

https://www.youtube.com/watch?v=XbpdApvRagE

L’estate scorsa -ci piace pensare che in qualche modo anche noi abbiamo contribuito - Claudio Filippi in un intervista che abbiamo riportato sul sito sostiene che è stato frainteso e che il tuffo in attacco palla vale solo per alcune situazioni e che l’estremo difensore di oggi, come quello di ieri, deve essere capace anche di effettuare parate in distensione […]. Possiamo quindi sostenere che il portiere deve sì sapere attaccare il pallone, ma anche svolgere degli interventi “non in avanti, diciamo “laterali”, quando questo è l’unico modo per intercettare il pallone ed evitare una segnatura”. (La Tecnica del portiere – 2016)
A conferma di ciò si può andare a vedere il canale Youtube degli allenamenti di Filippi che tutto fa, tranne pretendere tuffi in attacco palla (per inciso spiega al portiere della primavera la rialzata con la gondola).

https://www.youtube.com/watch?v=sNGrNMyfLss

Ovviamente questa rettifica non ha modificato in alcun modo il pensiero dei preparatori che si sono formati negli ultimi quindici anni e neanche in quelli che pur avendo giocato ad alto livello si sono dimenticati di quello che facevano e di come lo facevano per approcciare tiri diretti in porta.

COME L’ATTACCO PALLA HA MODIFICATO LA TECNICA DEL PORTIERE

Vogliamo capire che cosa è cambiato nella pura gestualità tecnica del portiere a causa dell’esasperazione del gesto del tuffo in attacco palla?

Facciamolo.
Immaginate il classico esercizio della palla rimbalzante a destra e a sinistra su cui il portiere deve andare in tuffo alternato in attacco palla. E’ la base del preparatore cosiddetto “moderno”, base del programma per il patentino FIGC dei preparatori dei portieri.
Questi gesti comportano quanto segue:

  • la punta del piede è necessariamente diretta verso la palla
  • Il busto è rivolto verso il basso
  • Andando con il busto in avanti sopra al piede di spinta l’articolazione della caviglia ha gioco limitato.
  • Tuffandosi in avanti il portiere, per non finire pancia a terra,in ricaduta deve ruotare e cadere sulla spalla.
  • Il busto non si apre e la schiena non si inarca.


    Ripetiamo, tanto per puntualizzare, ci chiediamo cosa stiamo allenando? Un’uscita bassa? una difesa spazio in anticipo?
    O un tuffo in difesa della porta?  La gestualità richiesta è molto differente nelle due proposte, ma sembra invece da quanto dicevamo, che ormai le due gestualità vengano sovrapposte e ve ne sia solamente una.
    Oggi la stragrande maggioranza degli esercizi dei portieri sono tutti improntati in questo modo e anche il protocollo della FIGC insiste su serie infinite come queste. Il risultato di ogni reiterazione di gesti è che il tuffo dei giovani portieri di oggi sarà improntato in questo modo. E infatti i preparatori cosiddetti “moderni” continuano a impostare le proprie sedute su questa base insistendo di attaccare la palla su un gesto che in realtà in difesa della porta non si effettua mai come viene proposto nella dinamica di una partita.
    Andare a prendere una palla in mezzo all’area (quindi effettuare una difesa spazio o un attacco palla) si è sempre fatto, lo dimostrano certe foto in bianco e nero degli anni 60-70 con portieri distesi in avanti.





    Vediamo dunque punto per punto che cosa comporta, in positivo ed in negativo, questo tipo di postura in tuffo.

La punta del piede è rivolta perpendicolarmente incidente al pallone

I portieri effettuando il tuffo in avanti si abituano a mantenere la punta del piede in direzione del tuffo che devono effettuare, anche quando questo è un tuffo laterale. Su ciò ha pesato anche il contributo dei biomeccanici che dicono che – così come il saltatore in lungo, con il piede rivolto in direzione della spinta – in questo modo la spinta sarà più lunga.
Correttissima interpretazione, ma non è contestualizzata: il portiere, in risposta ad un tiro in porta, non deve effettuare un avanzamento frontale verso il pallone, quindi non deve effettuare un salto con orientamento in avanti come il saltatore in lungo fa, ma deve arrivare su una palla che gli arriva sì da posizione frontale, ma poi si allarga e quindi l’ideale punto di impatto diventa in direzione laterale rispetto la sua partenza.
Ora, sostenere che il portiere (assumendo come posizione di partenza quella classica a centro porta), nel puntare il piede di spinta, debba ruotare tutta la gamba per posizionare l’appoggio parallelo alla linea di fondo per proiettare busto, spalle e testa come se dovesse ricercare un pallone che gli arrivi dalla bandierina del calcio d’angolo (tenendo fede a quanto detto dagli studi biomeccacini riguardo la spina stessa) diventa veramente di difficile esecuzione e non è ciò che in realtà succede in campo.

Ecco alcune immagini relative a top portieri in fase di spinta in distensione laterale.







Come si vede il piede è orientato leggermente laterale e le spalle ed il busto sono frontali rispetto il punto di arrivo del pallone, in distensione laterale.


Il busto è rivolto verso il basso

Se il portiere si abitua ad andare a cercare la palla sempre in avanti, automaticamente manterrà sempre il busto verso il basso. Il problema del busto verso il basso si unisce a quello del piede di spinta: immaginatevi un portiere che allarghi il piede di spinta mettendolo praticamente parallelo alla linea di porta e che sia abituato ad avere il busto verso il basso. Egli arriverà forse anche bene sulle palle a mezz’altezza, ma per arrivare su una palla alta nell’angolino bisogna avere il piede di spinta non nel modo sopradescritto e il busto verso l’alto. E infatti i portieri dediti all’attacco palla arrivano a fatica sulle palle alte e angolate e solo con la mano di richiamo, senza alzare quindi il baricentro.









 

Ricaduta sulla spalla

Abituandosi ad effettuare il tuffo in attacco palla il portiere non potrà che ricadere “dritto” praticamente sulla spalla e sull’anca. Nel tuffo in attacco palla non c’è altra possibilità. Il risultato è che tantissimi giovani portieri e non solo soffrono di borsiti, di problemi alla spalla eccetera. Questo tipo di ricaduta viene così preteso dai preparatori in ogni situazione, anche le più estreme, limitando di fatto la spinta che il portiere è in grado di dare.
Ma poi, in gara, i portieri ricadono sul fianco? O ricadono ammortizzando l'impatto con il braccio omologo e gran parte delle volte, dopo spinte,  anche in rotazione??
Basta guardare una partita qualsiasi: i tuffi in ricaduta con gambe avanti e rotazione sono nettamente in numero maggiore.

Un’altra riflessione si potrebbe aprire anche riguardo la ricerca di palloni estremi, molto lontani dal punto di stacco: vi siete resi conto che moltissimi portieri su palle lontane prendono gol cercando il pallone a due mani? Eppure i portieri di qualche anno fa sapevano benissimo che su palle lontane si ottiene la massima estensione allungando una sola mano.
Questa impostazione “chiusa in avanti", classica della metodologia dell'"attacco palla" ha portato ad ulteriori difficoltà ancora quando si parla di effettuare parate in difesa porta.
Il problema è che si ottiene la massima estensione solo aprendo il busto e inarcando la schiena e perciò cercando una distensione estrema in linea laterale e non più in linea avanti.

Potete provare dove vi trovate adesso.
Inarcate la schiena e provate un allungo a due mani e uno allungando solo una mano: in questo modo vedrete una maggiore estensione; se invece fate lo stesso gesto simulando un attacco palla in avanti la differenza è praticamente inesistente.

Conclusioni

  • Da quando si adotta questa modalità di impostazione e di allenamento i portieri hanno assunto posture e linee di tuffo molto chiuse in avanti e, come dicevamo in precedenza, si è fatto fatica a formare portieri di alto livello.
    Gli unici che hanno potuto eseguire con continuità parate in estensione, in volo, sono coloro che “avevano per caratteristica propria" questa determinata facilità di allungo (che per gli anni novanta ed anche i precedenti era possibile riscontrare nella maggior parte dei portieri dell’epoca).
    Quando si valuta un portiere lo si valuta sulla gestione podalica, sulla copertura dell’area e sembrerebbe che la copertura della porta sia la cosa meno importante.
  • Ormai viene comunemente considerato che il portiere certi gesti ce li abbia “di suo” e quindi non vadano allenati (!!!). Cioè, si insegna il tuffo ordinario in attacco tralasciando le parate in allungo estremo. Peccato che poi si ritiene forte il portiere che il guizzo ce l’ha per davvero di sua natura. E allora, perché non insegnarlo? Forse perché non si è capaci?
  • In Italia ci vantiamo di prendere portieri stranieri e di migliorarli molto grazie alla “scuola dei portieri Italiana” . E allora perché non ci riusciamo con i portieri italiani?
  • Questo tipo di tuffo in attacco palla, a guardarci bene, lo pretendiamo solo in Italia.
    In Francia, nel Nord europa, nei paesi dell’est ed anche nelle nazioni che stanno emergendo a livello calcistico,  non esiste questa esasperazione sull’attacco palla. E alla fine i portieri delle squadre italiane più forti sono tutti stranieri. Come mai, se continuiamo a raccontarci che la scuola italiana è la migliore? C'è una scuola italiana? o c'è una contaminazione che ci ha reso "ibridi"?
  • I preparatori continuano a pretendere il tuffo con caduta dritta, scivolando sulla spalla in ogni situazione. Be’, andate a vedere una qualunque Top Parate su Youtube. Non esiste un solo intervento, definito come grande parata, nel quale il portiere cada frontale al campo, in caduta laterale.
    Tutte le grandi parate portano una rotazione o un ammortizzo sulle braccia o entrambe le cose.

    Vedere per credere, due  video presi totalmente a caso sul web.

E allora, perché insistiamo a dire ai nostri portieri che questo tipo di tuffo e ricaduta è sbagliato e li andiamo a correggere? E invece continuiamo a far loro rimbalzare la palla davanti dicendo di attaccarla in avanti?

  • Il fondatore ed il gestore del sito, Stefano Cordoni, nel DVD che ha pubblicato con la Calzetti e Mariucci (La Tecnica del tuffo nel portiere di calcio – 2017  http://www.calzetti-mariucci.it/shop/prodotti/la-tecnica-del-tuffo-nel-portiere-di-calcio )  ha raccolto decine e decine di parate di tantissimi portieri diversi che effettuano i gesti di cui spesso abbiamo parlato e che abbiamo imparato ad osservare in questi anni. Nessuno di coloro che insegnano ai portieri si è mai accorto della discrasia tra ciò che viene insegnato e quello che avviene realmente sui campi di calcio?
    Insomma, noi sosteniamo che bisogna cambiare, bisogna avere la forza per farlo. Se continuiamo così avremo problemi sui portieri a tutti i livelli, a meno che qualche ragazzo non abbia qualcosa in più (leggi: capacità di stacco in volo) “di suo”. Ma l’impressione è che ci vorrà ancora molto, molto tempo…

Noi con il sito Votiportieriseriea quello che dovevamo farvi notare in questi anni lo abbiamo fatto. Sta a voi “vedere” o no… Se invece qualcuno non è d’accordo e ha la capacità di ribattere punto per punto, noi siamo disponibili ad ospitarlo.

Saluti!

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