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Tecnica del portierePubblicato Martedì 22/08/2017

TECNICA DEL PORTIERE: E’ il doppio impulso che conta?

Vogliamo fare una piccola riflessione parlando di insegnamento della tecnica del portiere. Come è facile verificare, le idee dei preparatori dei portieri sono estremamente diverse tra di loro e non si è arrivati ( è un bene? E’ un male? Chissà!) ad una posizione univoca sulla tecnica del tuffo.

Dopo anni di tuffi in diagonale in avanti in “attacco palla”, questa impostazione sembra finalmente cedere un po’ il passo e, nonostante nei singoli esercizi venga ancora fortemente richiesto al portiere di tuffarsi in diagonale in avanti, riteniamo che presto sarà un concetto superato (lo stesso Filippi, che aveva fatto esplodere questa tecnica, è tornato dichiaratamente sui suoi passi e nei video di allenamenti  che recentemente mostra sul suo sito, non c’è traccia di questa metodica).

In questi anni è esploso Donnarumma e allora molti tecnici hanno cercato di capire come mai questo portiere faccia le parate che fa con questa facilità. Da molti è stato ravvisato che questa facilità di tuffo sia dovuta al cosiddetto “doppio impulso” che nasce da una posizione con gambe molto divaricate.  Molti preparatori dunque hanno analizzato questa posizione di partenza  e hanno visto che prima della spinta Donnarumma invece di allargare la gamba di spinta tende a portarla verso l’interno.

Questa attenta analisi ha portato a dire ad alcuni: “Molto bene, allora anch’io insegnerò la postura a gambe larghe e, visto che la gamba di spinta solitamente non viene allargata ma portata verso l’interno, insegnerò il tuffo in questo modo!”

Signori, come al solito se si sbagliano le premesse, il risultato non corrisponde alla realtà. Ci sono alcune cose che questi preparatori non hanno la lucidità di analizzare.

La prima è quella relativa alla postura:

1)      E’ chiaro che se induco il portiere a stare con le gambe molto larghe, l’appoggio non potrà avvenire che dall’interno.

2)      L’allargo dipende in realtà dal tempo che il portiere ha per effettuare la spinta: meno ne ha e meno riuscirà ad allargare il piede di spinta. Si può immaginare il portiere in un volo plastico dove allarga il piede di spinta; più la palla è veloce e meno tempo egli avrà per l’apertura del piede di spinta, e quindi spingerà sul posto, fino ad arrivare al levagamba, dove il portiere non ha il tempo di effettuare l’appoggio ed effettua una rapida caduta verso il basso.

3)      Pur prendendo atto che con la necessità di effettuare gesti in tempi rapidi si fa fatica ad aprire molto il piede di spinta, didatticamente non si può prescindere da questo insegnamento (anche perché spesso se ne ha il tempo e senza l’allargo la postura del tuffo si modifica notevolmente).

La seconda cosa - la più importante - che questi signori non vogliono recepire è la seguente :

1)      Cari signori, la spinta di Donnarumma non dipende dalle gambe larghe, e quindi dal punto dove è poggiato il piede di spinta che accorcia verso l’interno e neanche dal doppio impulso. La sua spinta deriva dal tipo di tuffo che egli effettua: elevando il baricentro, alzando le gambe da terra e inarcando la schiena. La ricaduta avviene sulle braccia, a seguito dell’arco. Signori, vi state concentrando sul gesto che è meno importante e tralasciate invece quello fondamentale!!!

Il motivo è presto detto:  è molto più facile insegnare al portiere una postura a gambe larghe che non essere in grado di insegnare un tipo di tuffo che riporti al centro la plasticità, l’elevazione del baricentro e una sorta di effettuazione dell’arco in volo. Di conseguenza, se io insegno al portiere a stare a gambe larghe, di portare all’interno il piede di spinta ma poi gli chiedo un tuffo lineare, be’, non ottengo un bel nulla.

La verità è che sulle palle lontane ci si arriva solo con quest’altra concezione di tuffo… Meditate gente, meditate…

 

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